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ARCHEOLOGI DELLA MUSICA
Rockstar - Massimiliano Michetti
Attraverso la più romantica delle scienze i Novalia continuano la loro ricerca sul nostro passato remoto musicale. Un frammento, poche note, per far rivivere con strumenti nuovi, ciò che i nostri avi, non solo italiani, ascoltavano attraverso i liuti o i pifferi di chissà quale cantastorie. I Novalia dall'Alto Lazio riprendono la tradizione musicale europea e dall'ardita fusione di cantigas e villanelle con jungle e dub, realizzano un affascinante miscuglio di passato e presente che fanno di "Arkeo" un disco di verace world music come se ne potrebbero produrre alla gabrielliana Real World. L'uso dei suoni elettronici non è mai invasivo, non stravolge la tradizione ma la integra e la rinnova come un moderno museo che accoglie un pezzo antico riportato alla luce dopo centinaia di anni, permettendone la visione nei migliori dei modi. Tra i pezzi che compongono l'album spiccano le melodie arabeggianti e struggenti di "Les enfant de Giza", la mediterranea "Karalarasi", omaggi ai combattivi Inti-Illimani o al De André di "Creuza de mar" e ne "La ballata della Cecilia", che apre il disco, un pensiero sulla condizione femminile sottomessa da sempre al potere maschile. Il tutto declamato nel dialetto reatino o più in generale dell'Italia centrale, che è poi la lingua di chi aveva abitato quei luoghi, ma anche del popolo che in queste canzoni si ritrova.Il gruppo prosegue la tradizione di quel "Canzoniere" che conoscemmo sui "Dischi del Sole", e al rigore antropologico musicale di allora aggiungono la contaminazione sonora di oggi che proietta verso il nuovo millennio la musica del "vecchio" mondo.
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